
Apri una scheda personaggio e leggi l’aspetto: se non riusciresti a riconoscere quella persona in mezzo alla folla partendo solo dal testo, non può farlo neanche il modello.
Con la frase “una bella donna sui vent’anni con lunghi capelli neri”, il modello disegna la donna più probabile: la stessa che disegna per tutti. Ogni scatto successivo viene poi abbinato a quella scheda, quindi tutta la serie eredita un volto standard. Il testo specifico è l’unica leva: l’analisi automatica scrive descrizioni dettagliate proprio per questo, e tu puoi rifinirle sulla scheda. Stesso volto in ogni scatto.

Volto: forma del viso (lungo, mascella squadrata, tondo), sopracciglia (dritte, arcuate, folte), occhi (incassati, a palpebra cadente, distanziati, all’insù), naso (ponte alto, largo, aquilino), bocca (sottile, labbro inferiore pieno, piegata verso il basso), tono e texture della pelle come sono realmente (lentigginosa, segnata dal tempo, olivastra), capelli (attaccatura, taglio, colore, grigie alle tempie), l’età che si vede. Punto di riferimento: un dettaglio che nessun altro ha. Corporatura e postura: altezza, struttura fisica, come si porta. Abbigliamento: per ultimo, un solo outfit. Per i lettori cinesi: i termini tradizionali della struttura ossea funzionano bene e non necessitano di traduzione.
Aggettivi di effetto: bello, colpente, intenso. Risultati del trucco: base porcellana, pori nascosti, fard sugli zigomi; il modello dipinge il risultato e ottieni una bambola. Invece, indica a cosa serve il trucco (trucco di scena pesante per un’artista) e lascia che la texture rimanga. Effetti sulla pelle: rossore al naso, lucentezza sulla fronte; vengono dipinti come scritti. “Espressione neutra”: cancella tutto ciò che rendeva leggibile il personaggio; scrivi invece l’espressione abituale (un leggero cipiglio permanente). Regola generale: descrivi la causa, non il risultato.
Un cappotto lungo o un costume elaborato, descritto a lungo, fa sì che il modello inquadri i vestiti e rimpicciolisca la testa. Mantieni l’abbigliamento in una sola frase sulla scheda; i dettagli del costume appartengono allo storyboard, dove servono. Un outfit per scheda personaggio.
Dopo aver modificato l’aspetto, rigenera la scheda e controlla prima il punto di riferimento: la cicatrice c’è, il neo è dal lato giusto? Poi la struttura ossea. Una scheda che azzecca punto di riferimento e forma del volto si mantiene coerente tra gli scatti. Rigenera una scheda.
| Invece di | Scrivi |
|---|---|
| Una bella donna, lunghi capelli neri | Viso lungo, sopracciglia dritte e folte, occhi a palpebra cadente, ponte del naso alto, bocca sottile; capelli neri tagliati netti alla mascella; un piccolo neo sotto l’occhio sinistro |
| Uomo affascinante e carismatico | Mascella squadrata, occhi incassati, naso rotto leggermente spostato a sinistra, capelli grigi alle tempie; mezzo sorriso abituale su un lato |
| Pelle di porcellana impeccabile | Pelle chiara, texture fine mantenuta; nessun ritocco |
| Espressione neutra | Un leggero cipiglio permanente, occhi vigili |
| Elegante e raffinato | Magro, postura eretta, mani ferme; parla poco |
Leggilo. Se contiene parole di risultato (porcellana, pori nascosti, rossore) o nessun punto di riferimento, correggi quelli; altrimenti lascialo stare.
Sì, per scopo e stile (trucco di scena pesante, labbra scure), non per ciò che nasconde.
Una frase descriveva il rossore sulla pelle; il modello l’ha dipinto. Rimuovi la frase.
No. Lo stile cambia il disegno; la descrizione deve comunque identificare la persona.
Sui piani a pagamento sì, se ne hai i diritti; in quel caso fa da scheda e il testo conta meno.
Ossa, segni, un punto di riferimento. Al resto pensa il modello.
Aggiornato il 27 settembre 2026
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